Il decennale della Legge 76/2016: bilancio costituzionale, effettività sociale e prospettive di sistema

Mario Perini

Professore ordinario di Diritto costituzionale, Università di Siena

(Contributo pubblicato online first)

Abstract

Il saggio propone un bilancio costituzionale della legge n. 76 del 2016 a dieci anni dalla sua approvazione. L’analisi sostiene che il problema non sia più il riconoscimento delle coppie same-sex, ormai acquisito, ma la persistente giustificazione del doppio binario tra unione civile e matrimonio. Alla luce della giurisprudenza costituzionale, convenzionale ed eurounitaria, l’unione civile emerge come status familiare fondato sugli artt. 2 e 3 Cost., caratterizzato da una sostanza solidaristica largamente convergente con quella matrimoniale. Il contributo evidenzia così la tensione tra assimilazione normativa e separatezza simbolica, concludendo che le differenze residue tra i due istituti devono essere sottoposte a un controllo sempre più rigoroso di ragionevolezza costituzionale.

The essay provides a constitutional assessment of Law No. 76 of 2016 ten years after its enactment. It argues that the central issue is no longer the legal recognition of same-sex couples, but the continuing justification of the dual-track regime separating civil unions from marriage. In light of Italian constitutional case law, the European Convention system and EU law, civil unions appear as a family status grounded in Articles 2 and 3 of the Constitution and marked by a solidarity-based structure largely convergent with marriage. The essay therefore highlights the tension between normative assimilation and symbolic separation, concluding that the remaining differences between the two institutions require increasingly strict constitutional scrutiny.

Sommario

1. Dal riconoscimento alla giustificazione del doppio binario. – 2. Coppie same-sex: il fondamento costituzionale e il consolidamento sovranazionale. – 3. Matrimonio e unione civile: mimesi normativa, separatezza simbolica e crisi della differenza. – 4. Autonomia privata e solidarietà: l’unione civile come status familiare. – 5. Effettività sociale, trasformazione del matrimonio e prospettive di sistema. – 6. Alcuni spunti conclusivi.

Regulating Without Prohibiting. Reproductive Justice and the Case of Surrogacy

Emma Capulli, Silvia Zullo

Rispettivamente RTD-A in Logica e filosofia della scienza e Professoressa Associata di Filosofia del diritto, “Alma Mater” Università di Bologna

(Contributo pubblicato online first)

Abstract

New reproductive technologies have turned reproduction into a collaborative, medically mediated practice, calling for a reconsideration of reproductive rights beyond the paradigm of state non-interference. This article argues that the enforceability of reproductive rights should be understood as a synthesis of liberty rights and social rights, entailing both negative and positive duties for the state. Building on the correlativity between rights and duties and on relational theories of autonomy, it contends that non-sexual reproduction – surrogacy in particular – should be removed from the sphere of criminal prohibition and framed within models of reproductive justice. From this perspective, the state is called upon to guarantee the material conditions for the exercise of reproductive freedom, while protecting the rights, interests and vulnerabilities of all the parties involved: intended parents, gestational carriers and children.

Le nuove tecnologie riproduttive hanno trasformato la riproduzione in una pratica collaborativa e medicalmente mediata, imponendo un ripensamento dei diritti riproduttivi oltre il paradigma della non ingerenza da parte dello Stato. L’articolo sostiene che l’azionabilità dei diritti riproduttivi vada intesa come sintesi tra diritti di libertà e diritti sociali, con i correlativi doveri negativi e positivi in capo allo Stato. Muovendo dalla correlatività tra diritti e doveri e dalle teorie relazionali dell’autonomia, si argomenta che la riproduzione non sessuale – e in particolare la gestazione per altre persone – debba essere sottratta allo strumento penale della proibizione e ricondotta a modelli di giustizia riproduttiva. In questa prospettiva, lo Stato è chiamato a garantire le condizioni materiali per l’esercizio della libertà riproduttiva, tutelando al contempo diritti, interessi e vulnerabilità di tutte le parti coinvolte: genitori intenzionali, persone gestanti e minori.

Sommario

1. Introduction. – 2. Reproduction Between Individual Claims and Public Responsibility. – 3. Reproductive Freedom, Interests and Rights. – 4. Negative and Positive Rights and Duties. – 4.1. Reproductive Justice in the Rule-of-Law Welfare State. – 5. Surrogacy. – 5.1. Intended Parents and Reproductive Freedom – 5.2. Access to Surrogacy (and MAR) and the Social Right to Health. – 5.3. The Gestational Carrier and the Duty of Non-Interference. – 5.4. From Non-Interference to Positive Duties of Protection. – 6. Final Reflections: Relationships in an Evolving Landscape.

Dalla viralità performativa alla dignità digitale: analisi critica dell’oggettivazione femminile su TikTok

Nicola, Pierpaolo Barbuzzi

Avvocato, docente a contratto di Diritti umani e sicurezza, Universitas Mercatorum Roma

(Contributo pubblicato online first)

Abstract

Situata all’intersezione critica tra economia dell’attenzione e governance algoritmica, la rappresentazione delle donne su TikTok si articola attraverso la viralità intesa come dispositivo normativo, capace di trasfigurare il corpo in oggetto performativo e leva strategica di monetizzazione. Questo ecosistema socio-tecnico favorisce una sistematica normalizzazione algoritmica della violenza simbolica, alimentata da trend coreografici e narrazioni musicali di matrice trap e rap che, mediante un lessico oggettificante, riducono l’identità a mero frammento erotico. L’architettura della piattaforma, facendo perno su sofisticati meccanismi di condizionamento comportamentale e stimolazione dopaminica, neutralizza la sensibilità critica degli utenti per integrare la discriminazione nel flusso dell’intrattenimento estetizzato. In risposta a tale deriva, l’evoluzione del quadro normativo europeo attraverso il Digital Services Act e l’AI Act promuove un paradigma di dignità digitale, volto a tutelare l’individuo in quanto soggetto computazionale contro i rischi di mercificazione e omologazione tecnocratica insiti nella riproducibilità digitale.

Positioned at the critical juncture of the attention economy and algorithmic governance, the representation of women on TikTok is mediated by virality, which functions as a normative apparatus transmuting their bodies into performative objects and strategic catalysts for monetization. This socio-technical ecosystem facilitates an algorithmic normalization of symbolic violence, perpetuated by choreographic trends and trap or rap narratives that utilize an objectifying lexicon to fragment women’s identities into eroticized imagery. By leveraging sophisticated behavioral conditioning and dopaminergic systems, the platform’s architecture effectively bypasses critical awareness, embedding systemic discrimination within the aesthetics of digital entertainment. Consequently, the European regulatory shift toward the Digital Services Act and the AI Act signals a transition into proactive legal paradigms centered on digital dignity. This conceptual framework seeks to safeguard the individual as a computational subject, asserting human agency against the technocratic commodification and homogenization inherent in contemporary digital reproducibility

Sommario

1. Premessa. – 2. Il sistema della viralità. – 3. L’oggettivazione algoritmica e la costruzione sociale del corpo femminile. – 4. La regolazione algoritmica europea. – 5. Conclusioni.

Autonomia riproduttiva ed eguaglianza sostanziale: una lettura costituzionale del social freezing

Alice Bertini

Dottoranda di Ricerca in Sistemi giuridici e Dimensione sovranazionale, Università Magna Graecia di Catanzaro

Sena Santini

Dottoranda di Ricerca in Diritto costituzionale, Università di Parma

(Contributo pubblicato online first)

Abstract

Il contributo esamina il fenomeno del social freezing – la crioconservazione elettiva degli ovociti in assenza di indicazione medica – attraverso una lettura costituzionale incentrata sui principi di autonomia riproduttiva ed eguaglianza sostanziale. Dopo aver ricostruito il quadro normativo italiano, caratterizzato dall’assenza di una disciplina ad hoc e dall’applicazione mediata della Legge n. 40/2004, l’analisi evidenzia come la pratica possa configurarsi quale espressione del diritto all’autodeterminazione procreativa tutelato dagli artt. 2,3, 13 e 32 Cost. Il contributo si sofferma, altresì, sulle implicazioni di genere della pratica, con particolare riguardo alla riduzione del child penalty e alla promozione della parità lavorativa. Muovendo dal modello francese e dall’esperienza regionale pugliese, si sostiene la necessità di una regolamentazione organica e di un sostegno economico pubblico al social freezing, quale strumento di equità di accesso e di piena realizzazione della libertà riproduttiva femminile.

This article examines the phenomenon of social freezing – the elective cryopreservation of oocytes in the absence of medical indication – through a constitutional lens focused on reproductive autonomy and substantive equality. After reconstructing the Italian regulatory framework, marked by the absence of specific legislation and the indirect application of Law no. 40/2004, the analysis argues that the practice may qualify as an expression of the right to procreative self-determination protected under Articles 2, 3, 13 and 32 of the Italian Constitution. The article also addresses the gender-related implications of the practice with particular attention to the reduction of the child penalty and the promotion of workplace equality. Drawing on the French model and the regional experience of Puglia, the authors argue for comprehensive legislation and public financial support for social freezing as instruments of equitable access and full realization of women’s reproductive freedom.

Sommario

1. Considerazioni introduttive. – 2. Il nodo della qualificazione giuridica: freezing clinico, dimensione terapeutica del social freezing e prospettive di regolamentazione. – 3. Autonomia riproduttiva e pari opportunità: impatti costituzionali del social freezing. – 4. Riflessioni conclusive e prospettive future sul social freezing.

Focus “(Dis)uguaglianze di genere nella sfera digitale: quali sfide per le istituzioni?”

Contributi presentati alla VI conferenza annuale di ICON•S Italia, “LO STATO VIS À VIS I POTERI ECONOMICI E PRIVATI NELL’ERA DIGITALE”, Università di Cagliari, 3-4 ottobre 2025

(Contributi pubblicati online first)

Il rapporto tra intelligenza artificiale e strutture di potere patriarcale nella prospettiva di un costituzionalismo gender oriented e queer

Gaia Atzori

AI e disuguaglianze di genere nel lavoro: l’impatto della discriminazione algoritmica a partire da alcuni casi studio

Andrea Arghittu

Libertà di espressione e piattaforme digitali. Censura, discriminazione e nuovi soggetti di conflitto

Andrea Eugenio Chiappetta

Sulle (non) azioni positive algoritmiche nel diritto antidiscriminatorio europeo e statunitense

Lucrezia Cadamuro

Sono i numeri che contano: (sotto)rappresentanza di genere e potere nell’era digitale

Paolo Giovarruscio

È possibile un diritto penale di genere? Riflessioni intorno a corpo, genere e violenza online

Beatrice Sboro

La Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa quale strumento per la prevenzione e la lotta contro la violenza di genere nei confronti delle donne LBT

Sara De Vido

Professoressa ordinaria di diritto internazionale, Università Ca’ Foscari Venezia.

Ruth M. Mestre i Mestre

Professoressa di filosofia del diritto, Universitat de València, Spagna

(contributo pubblicato online first)

Abstract

Nel 2023 la Eurocentralasian Lesbian* Community – EL*C ha commissionato uno studio per contribuire all’interpretazione dell’art. 4 (3) della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica in relazione alle donne LBT e alle persone non binarie. Il rapporto è stato presentato al Parlamento europeo a Strasburgo nel novembre 2023 e pubblicato nel marzo 2024. L’obiettivo del rapporto era di capire se e in che misura la Convenzione di Istanbul sia uno strumento utile per affrontare dal punto di vista giuridico la violenza di genere contro le donne LBT. Con questo testo vorremmo condividere una parte del lavoro di ricerca svolto, incluse alcune riflessioni che non sono state incluse nel testo finale.

In 2023, the Eurocentralasian Lesbian* Community – EL*C commissioned a study to contribute to the interpretation of Article 4 (3) of the Council of Europe Istanbul Convention on preventing and combating violence against women and domestic violence in relation to LBT women and non-binary persons. The report was presented to the European Parliament in Strasbourg in November 2023 and published in March 2024. The aim of the report was to understand whether and to what extent the Istanbul Convention is a useful tool to legally address gender-based violence against LBT women. With this text we would like to share some of the research done, including some reflections that were not included in the final text.

Sommario

1. Introduzione – 2. Premesse terminologiche – 3. Segue: precisazioni metodologiche – 4. Violenza documentata contro le donne LBT e le persone non binarie – 5. Forme di violenza contro donne LBT: la violenza nella sfera privata – 6. Segue: la violenza nella sfera pubblica – 7. La violenza di genere secondo la Convenzione di Istanbul – 8. Violenza di genere che colpisce persone LBT e NB: una lettura femminista lesbica delle forme di violenza incluse nella CI – 9. Segue: e della disposizione sulle circostanze aggravanti – 10. Segue: con particolare riferimento agli sviluppi nell’Unione europea. – 11. Opportunità di miglioramento

Gynaecological and Obstetric Violence: meeting the threshold of ill-treatment? A feminist reading of Article 3 of the European Convention on Human Rights

Sara Dal Monico

Postdoctoral Researcher in International Law, Ca’ Foscari University of Venice

(Contributo pubblicato online first)

Abstract

The phenomenon of gynaecological and obstetric violence (GOV) is a growing yet underreported practice which affects women disproportionately worldwide. It has already been addressed by the jurisprudence of Human Rights Courts, such as the European Court of Human Rights (ECtHR), as well as treaty bodies, despite lacks in the international legal framework of a formal legal recognition. The contribution offers a reading of Article 3 of the European Convention of Human Rights (ECHR) with a feminist approach, focusing on GOV as example of an experience disproportionately targeting women and a form of gender-based violence, and assess whether the phenomenon – not only limited to the most serious violations, such as forced sterilizations – should be approached by the ECtHR as meeting the threshold of inhuman or degrading treatment, thus triggering Article 3 ECHR.

La violenza ostetrica e ginecologica (VOG) è una pratica in crescita, poco denunciata, che colpisce le donne in modo sproporzionato in tutto il mondo. Casi di VOG sono già stati affrontati dalla giurisprudenza dei tribunali per i diritti umani, come la Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte Edu), e dai comitati internazionali, nonostante manchi nel quadro giuridico internazionale un riconoscimento formale. Il contributo offre una lettura dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu) alla luce del metodo femminista, concentrandosi sulla VOG come esempio di esperienza che colpisce in modo sproporzionato le donne e di forma di violenza di genere, indagando se il fenomeno – non solo limitatamente alle violazioni più gravi, come le sterilizzazioni forzate – debba essere affrontato dalla Corte Edu quale condotta che supera la soglia prevista dall’articolo 3 Cedu.

Table of content

1. Introduction. – 2. Going beyond patterns of oppression: a brief appraisal of the feminist method to international legal analysis. – 3. Women’s experiences left outside ill-treatment. – 3.1. Gynaecological and obstetric violence as a case study – 4. Ill-treatment and the ECtHR’s approach to cases concerning GOV. – 5. Widening the parameters of ill-treatment through the feminist method: considerations de lege lata and de lege ferenda. – 5.1 Considerations de lege lata. – 5.1.1. GOV as torture. – 5.1.2. GOV as inhuman or degrading treatment. – 5.2 Considerations de lege ferenda. – 6. Conclusion.

Fantasie neocoloniali e guerre culturali globali: la recrudescenza delle legislazioni anti-gay in Africa

Susanna Mancini

Professoressa ordinaria di Diritto Pubblico Comparato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

(Contributo pubblicato online first)

Abstract

Il saggio analizza i più recenti sviluppi in tema di criminalizzazione dell’omosessualità nel continente africano alla luce della globalizzazione delle guerre culturali americane.

The essay analyzes the most recent developments concerning the criminalization of homosexuality in the African continent in light of the globalization of American culture wars.

Sommario

1.Introduzione. 2. La trappola coloniale: dalle sodomy laws alla politicizzazione dell’omofobia. 3. I motori della legislazione anti-omosessuale in Africa: populismo, conservatorismo religioso e interferenze esterne. 4. L’Africa nel prisma della globalizzazione: il ruolo dell’attivismo conservatore transnazionale nella recrudescenza delle legislazioni anti-gay. 5. I costi dell’attivismo anti-LGBTQ+: il caso ugandese. 6. Considerazioni conclusive.

Madri d’intenzione (e figli di un desiderio): una lettura di genere della giurisprudenza Edu sulla gestazione per altre/i

Ludovica Poli

Professoressa Associata di Diritto internazionale, Università di Torino

(Contributo pubblicato online first)

Abstract

Il contributo considera la giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani in materia di gestazione per altre/i (GPA) e, individuati i tre essenziali principi definiti sin dalle prime decisioni, ne valuta l’applicazione più recente. I casi portati all’attenzione della Corte hanno offerto l’occasione di precisare le nozioni di ‘vita privata’ e di ‘vita familiare’ garantite dall’art. 8 Cedu e confermare la centralità, nella tutela del nato da GPA, del riconoscimento giuridico del legame genetico con il padre d’intenzione. Benché le ragioni dell’insistenza sull’aspetto biologico ben si comprendano alla luce della giurisprudenza Edu in materia di diritto alle origini, tale approccio palesa diversi limiti, ponendo in secondo piano vincoli personali di natura diversa da quella biologica (es. relazioni basate sulla cura) e condizionandone la tutela al riconoscimento giuridico del legame genetico del bambino con almeno uno dei due genitori d’intenzione. Nelle coppie eterosessuali, la posizione della madre d’intenzione appare sempre subordinata a quella del padre d’intenzione, anche nelle ipotesi in cui la stessa fornisca parte del patrimonio genetico nella procedura di GPA.

This article analyses the case-law of the European Court of Human Rights on surrogacy. It identifies three essential principles established in the earliest decisions and evaluates their most recent application. The cases considered by the Court provided an opportunity to clarify the notions of ‘private life’ and ‘family life’ guaranteed by Article 8 of the ECHR and to confirm the relevance, in the protection of children born through surrogacy, of a legal recognition of the genetic link with the intended father. Although the reasons for the emphasis posed on such element are to be understood in light of ECtHR’s case law on the right to origins, this approach reveals several limitations, overshadowing personal ties of a nature other than biological (e.g., relationships based on care) and making its protection conditional upon the legal recognition of the child’s genetic link with at least one of the intended parents. In heterosexual couples, the position of the intended mother always appears subordinate to that of the intended father, even in cases where she provides part genetic material in the surrogacy procedure.

Sommario

1. Introduzione. – 2. La genitorialità nell’era della GPA: ‘mater (in)certa est’. – 3. I tre principi cardine della giurisprudenza Edu in materia di GPA. – 4. Distinzione tra la posizione dei genitori d’intenzione e dei nati da GPA e interpretazione delle nozioni di ‘vita familiare’ e ‘vita privata’ ai sensi dell’art. 8 Cedu. – 4.1 Elementi atti ad individuare la sussistenza di una ‘vita familiare’ tra genitori di intenzione e nati da GPA e ruolo delle autorità nazionali. – 4.2 Tutela della vita privata (e familiare) del bambino e significato della cura. – 5. Ragioni e limiti della rilevanza del dato genetico come parametro per la definizione di un interesse al riconoscimento del legame di filiazione – 6. La madre d’intenzione e l’inversione della presunzione di genitorialità. – 7. Riflessioni conclusive.

I cinquant’anni del “nuovo Diritto di famiglia”: la genealogia della riforma del 1975 tra conflitti generazionali, emancipazione femminile e decostruzione dei modelli patriarcali

Nicola, Pierpaolo Barbuzzi

Avvocato, docente a contratto di Diritto privato, Universitas Mercatorum Roma

(Contributo pubblicato online first)

Abstract

La riforma del Diritto di famiglia del 1975 costituisce una svolta paradigmatica nel quadro della modernizzazione giuridica e sociale dell’Italia repubblicana, riflettendo le profonde trasformazioni che hanno attraversato il Paese nel secondo dopoguerra. In un contesto segnato dalla conflittualità ideologica, dall’emergere dei movimenti per i diritti civili e dalla minaccia del terrorismo politico, la legge n. 151/1975 sancisce il superamento definitivo del modello patriarcale codificato nel 1942, affermando un nuovo assetto fondato sull’eguaglianza sostanziale, la cooperazione famigliare e la tutela dei soggetti vulnerabili. Questo contributo analizza la riforma come punto di approdo di un processo storico e culturale che ha reso il diritto famigliare terreno privilegiato di attuazione dei valori costituzionali, assumendo una prospettiva interdisciplinare che intreccia dimensione giuridica, lettura storica e interpretazione sociologica per restituire la portata trasformativa di una norma capace di incidere sulla struttura normativa stessa, sull’identità collettiva e sulla cultura democratica del Paese.

The 1975 reform of Italian family Law constitutes a pivotal moment in the legal and socio-cultural reconfiguration of post-war republican Italy. Enacted in a period marked by ideological tension, the assertion of civil rights, and the destabilizing effects of political extremism, Law No. 151/1975 brought an unequivocal end to the patriarchal model embedded in the 1942 Civil Code. In its place, it introduced a normative framework grounded in substantive equality, mutual responsibility within family relations, and the enhanced protection of vulnerable subjects. This study examines the reform not merely as a legislative milestone, but as the juridical culmination of a broader historical and cultural transformation in which family law emerged as a privileged field for the material implementation of constitutional principles. Adopting an interdisciplinary approach that integrates legal theory, historical inquiry, and sociological insight, the analysis highlights how the 1975 reform reshaped the legal architecture of family relations, contributed to the evolution of collective identities, and reinforced the democratic foundations of the Italian legal order.

Sommario

1. Premessa. – 2. L’Italia della riforma. – 3. La famiglia nella Costituzione. – 4. L’iter parlamentare. – 5. La relazione Reale. – 6. Conclusioni.